Globalizzazione
e povertà
 

 

Bangladesh: sotto la tutela del Consorzio per gli "aiuti"
Tratto da "La globalizzazione della povertà" di M. Chossudovskji, Ed. Gruppo Abele 1998
Il colpo di Stato militare del 1975

Il colpo di Stato militare dell'agosto 1975 portò all'assassinio dì presidente Mulib Rahman e all'instaurarsi di una giunta militare. Gli autori del colpo furono assistiti da personaggi chiave dei servizi di sicurezza nazionale dì Bangladesh e dall'ufficio della CIA presso l'ambasciata americana di Dhakat. Nei mesi precedenti il complotto e l'assassinio, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti aveva già stabilito un "quadro di transizione politica sicura", da effettuarsi subito dopo la presa dì potere da parte dei militari.

L'iniziativa di Washington era stata pienamente approvata dalle istituzioni di Bretton Woods: meno di un anno prima dell'assassinio dello sceicco Mujib, i creditori internazionali di Dhaka richiesero l'istituzione di un "consorzio per gli aiuti", sotto il patronato della Banca mondiale. Mentre il programma di aggiustamento strutturale non era ancora stato ufficialmente varato, il pacchetto economico del Bangladesh a metà degli anni Settanta conteneva molti dei suoi ingredienti principali. Sotto molti aspetti, il Bangladesh era una "cavia da laboratorio", un paese in cui la cura economica dì FMI avrebbe potuto essere sperimentata in via di collaudo (prima della crisi del debito dei primi anni Ottanta). Venne costituito un programma di stabilizzazione economica: la svalutazione e la liberalizzazione dei prezzi contribuirono a peggiorare la carestia, dilagata in varie regioni del paese.

Dopo la caduta e la morte dello sceicco Mujib, l'aiuto militare deg Stati Uniti al Bangladesh era condizionato al rispetto delle ricette politiche del FMI. Il Dipartimento di Stato giustificava il programma di aiuti al nuovo regime militare in base al fatto che la politica estera dì governo era "pragmatica e non allineata". Gli Stati Uniti dovevano sostenere il non allineamento e aiutare il Bangladesh nel suo sviluppo economico.

L'istituzione di un governo parallelo

Il Bangladesh rimase sotto la continua vigilanza della comunità internazionale dei donatori fin dall'ascesa alla presidenza nel 1975 de generale Ziaur Rahman (a sua volta assassinato nel 1981), cosi come durante il regno del generale Hussein Mahommed Ershad (1982-90). L'apparato statale era sotto il rigido controllo delle IFI e delle "agenzie per gli aiuti", in combutta con la cricca militare al potere. Dalla sua inaugurazione, il consorzio per gli aiuti si è riunito ogni anno a Parigi. Il governo di Dhaka viene puntualmente invitato a mandare osservatori a queste riunioni.

Il FMI aveva costituito un ufficio di collegamento al quarto piano della Banca centrale, i consulenti della Banca mondiale erano presenti nella maggior parte dei ministeri. Anche la Banca asiatica per lo sviluppo, controllata dal Giappone, svolgeva un ruolo importante nel plasmare la politica economica. Incontri di lavoro mensili, tenutisi a Dhaka con il benestare del locale ufficio della Banca mondiale, poterono far sì che i vari donatori e le agenzie "coordinassero" efficacemente (fuori dai ministeri) gli elementi chiave della politica economica del governo.

Nel 1990, l'opposizione montante alla dittatura militare, come pure le dimissioni del generale H.M.Ershad, accusato di peculato e corruzione, portò alla formazione di un governo provvisorio e a indire le elezioni parlamentari. La transizione verso la democrazia parlamentare, con il governo di Khaleda Zia, vedova del generale Ziaur Rahman, non portò tuttavia grandi cambiamenti nella struttura delle istituzioni statali. Sotto molti aspetti, si mantenne la continuità: a molti ex amici del generale Ershad furono assegnate posizioni importanti nel nuovo governo "civile".

La fondazione di una democrazia-fantoccio

Le riforme economiche appoggiate dal FMI, contribuirono a rinsaldare l'economia "redditiera" controllata dalle élites nazionali, e dipendente in larga parte dal commercio estero e dal riciclaggio del denaro degli aiuti. Con la restaurazione della democrazia parlamentare, potenti personalità dell'esercito rafforzarono i propri interessi affaristici. Il Partito nazionale del Bangladesh al governo, era sotto la protezione della cricca militare al potere.

Con il ritorno ufficiale della democrazia nel 1991, la figlia del presidente assassinato Mulib Rahman, Hasina Wajed, del partito della Lega Awami, divenne leader dell'opposizione. Mentre l'opinione pubblica era concentrata sulla rivalità in Parlamento fra la "vedova" e l'"orfana", i maneggi dei locali gruppi di potere, inclusi i membri dell'esercito, con le agenzie per gli aiuti e i donatori, passarono praticamente inosservati. La comunità dei donatori divenne, nel nome della governance, il difensore di una democrazia di facciata controllata dalle forze armate, e fedele alleata del movimento fondamentalista Jamaati-islami. Per taluni aspetti, la Begum Zia diventò una "marionetta politica" ancor più manovrabile del deposto dittatore militare, il generale Ershad.

La supervisione dell'allocazione dei fondi statali

I1 consorzio per gli aiuti assunse il controllo sulle finanze pubbliche del Bangladesh. Questo processo, tuttavia, non consisteva solo nell'imposizione dell'austerità fiscale e monetaria: i donatori sovrintendevano direttamente all'allocazione dei fondi e all'avviamento delle priorità di sviluppo. Secondo un consulente della Banca mondiale: "Noi non vogliamo sottoscrivere un accordo per ogni piano di investimento, ma imporre una disciplina. Ci piace l'elenco dei piani? Quali di questi dovremmo sostenere, e quali scartare?".

Inoltre, con le clausole dì Credito per la gestione delle risorse pubbliche (1992), la Banca mondiale ottenne il controllo sull'intero processo del bilancio, compresa la distribuzione della spesa pubblica fra i ministeri del settore, e la struttura delle spese operative in ciascun ministero:

Naturalmente non possiamo scrivere il bilancio al posto loro! Le trattative a tale proposito sono complicate. Comunque, ci assicuriamo che si muovano nella direzione giusta [...]. I nostri lavorano con gli uomini dei ministeri, e mostrano loro come si redigono i bilanciò.

I1 consorzio per gli aiuti controllava anche le riforme dì sistema bancario, avviate dal governo di Khaleda Zia. Furono ordinati licenziamenti, chiuse le aziende parastatali. L'austerità fiscale impediva al governo di mobilitare le risorse interne. Inoltre, per molti piani di investimento pubblico, il consorzio per gli aiuti esigeva un sistema di appalti internazionali. Grandi società internazionali di costruzione e progettazione si impadronirono dì processo di formazione dì capitale interno, a scapito delle imprese locali.

L'indebolimento dell'economia rurale

I1 FMI impose anche l'eliminazione dei sussidi all'agricoltura, il che contribuì, nei primi anni Ottanta, al fallimento di piccoli e medi coltivatori. Il risultato fu un forte aumento del numero di contadini senza terra che vennero spinti verso terre marginali, soggette a inondazioni periodiche. Inoltre, la liberalizzazione del credito agrario non solo provocò la frammentazione dei possedimenti (già sotto la consistente spinta delle pressioni demografiche), ma anche il rafforzamento del sistema tradizionale dell'usura e dì ruolo degli usurai nei villaggi.

La mancanza di credito per i piccoli coltivatori ebbe come conseguenza il consolidamento della posizione di nuova classe redditiera di "signori delle acque" dei proprietari di attrezzature per le irrigazioni. Queste novità non portarono comunque alla modernizzazione dell'agricoltura (come per esempio nel Punjab), basata sulla formazione di una classe di ricchi contadini-imprenditori. Per dirla altrimenti, il programma di aggiustamento strutturale ostacolò lo sviluppo dell'agricoltura capitalista fin dall'inizio. Oltre che a trascurare l'agricoltura, le istituzioni di Bretton Woods richiesero che si liberalizzassero gli scambi commerciali e venissero deregolamentati i mercati dei cereali. Questa politica causò la stagnazione dell'agricoltura alimentare per il mercato interno.

Un vistoso esempio di ristrutturazione imposta dal FMI, riguarda l'industria della iuta. Nonostante il crollo dei prezzi mondiali, la iuta era uno dei principali fornitori di valuta estera del Bangladesh, in concorrenza con i sostituti sintetici prodotti dalle grandi multinazionali tessili. Concorrenza sleale? Il FMI richiese, come condizione allegata al suo prestito debole, secondo l'infrastruttura di aggiustamento strutturale, la chiusura di un terzo degli iutifici (fra cui aziende pubbliche e private) e il licenziamento di circa 35.000 operai. Mentre questi percepivano le indennità di licenziamento, il FMI aveva tralasciato di mettere in conto l'impatto del programma di ristrutturazione su circa 3 milioni di famiglie nelle campagne (18 milioni di persone), che vivevano grazie alla coltivazione della iuta.

La vendita sottocosto delle eccedenze di grano statunitensi

La deregolamentazione del mercato dei cereali fu usata anche per sostenere la vendita sottocosto (mascherata da "aiuti alimentari statunitensi") delle eccedenze di grano americano. I programmi "Food far Work", con l'approvazione dell'USAID, erano usati per "finanziare" progetti di lavori pubblici nei villaggi, con pagamenti in grano (invece dei salari in denaro) ai contadini impoveriti, destabilizzando in tal modo i locali mercati del grano.

Facciamo notare che le vendite di grano americano sul mercato locale serviva due scopi collegati. Primo, il grano americano, fortemente sovvenzionato, poteva competere direttamente con i prodotti alimentari locali, indebolendo così lo sviluppo dei produttori locali. Secondo, le vendite di grano americano sul mercato locale venivano utilizzate per creare "finanziamenti duplicati". Questi, a loro volta, erano incanalati verso progetti di sviluppo controllati dall'USAlD, che per loro natura mantenevano il Bangladesh dipendente dal grano importato. Per esempio, i finanziamenti duplicati generatisi dalle vendite di grano (sotto la PL [public law] 480) vennero utilizzati nei primi anni Novanta per finanziare l'Istituto per la ricerca agricola del Bangladesh. Con questo progetto, l'USAID determinò le priorità da finanziare nella ricerca.

L'indebolimento dell'autosufficienza alimentare

Risulta evidente che l'autosufficienza alimentare del Bangladesh avrebbe potuto invero essere raggiunta tramite l'estensione delle terre arabili irrigate, così come mediante una vasta riforma agraria onnicomprensiva. Inoltre, un recente studio asseriva che i rischi di inondazione si sarebbero potuti ridurre notevolmente con lo sviluppo di adeguate infrastrutture.

Il programma di aggiustamento strutturale costituiva, tuttavia, l'ostacolo principale al raggiungimento di quegli obiettivi. In primo luogo, impediva lo sviluppo di una politica agraria indipendente, poi metteva deliberatamente un freno (con il Programma per gli investimenti pubblici, sotto la vigilanza della Banca mondiale) agli investimenti statali in agricoltura. Questa stagnazione "programmata" dell'agricoltura alimentare era asservita anche agli interessi dei produttori di grano statunitensi. L'austerità fiscale imposta dal consorzio per gli aiuti impedì la mobilitazione delle risorse interne a sostegno dell'economia rurale.

Il destino dell'industria locale

La guerra per l'indipendenza finì con lo sfacelo del settore industriale sviluppatosi dal 1947, e l'esodo in massa di imprenditori e professionisti. Inoltre, l'impatto economico della guerra fu tanto più devastante, poiché il consorzio per gli aiuti non concesse al Bangladesh un solo "attimo di tregua" per ricostruire la propria economia rovinata dalla guerra, e sviluppare le proprie risorse umane.

Il programma di aggiustamento strutturale, adottato in diverse fasi dal 1974, diede infine il colpo di grazia al settore industriale del paese. Il quadro macroeconomico imposto dalle istituzioni di Bretton Woods contribuì a indebolire la struttura industriale esistente, ostacolando al tempo stesso lo sviluppo di nuovi campi di attività industriale rivolti al mercato interno.

Per di più, con un sistema agricolo frammentato e l'assenza effettiva di produzione industriale agricola, le possibilità di occupazione al di fuori dell'agricoltura nelle campagne del Bangladesh erano praticamente quasi nulle. Le manifatture cittadine si erano riservate soprattutto il settore dell'abbigliamento per l'esportazione, in stretto collegamento con la manodopera a basso costo provenienti dalle zone rurali.

Secondo il rappresentante del FMI residente a Dhaka, le sole industrie vitali erano quelle che utilizzavano ampiamente manodopera a basso costo per il settore delle esportazioni: "Che cosa si può proteggere in questo paese? Non c'è niente da proteggere. Loro vogliono continua protezione, ma il loro maggior vantaggio sta nelle manifatture ad alto impiego di manodopera".

Dal punto di vista dì FMI, l'industria dell'abbigliamento doveva rappresentare la fonte principale di occupazione urbana. Vi sono circa 300.000 operai, la maggior parte di cui è costituita da bambine. Il 16 per cento di tale forza-lavoro sono bambini di età compresa fra i 10 e i 14 anni. Gran parte degli operai proviene da zone rurali impoverite. La produzione nelle fabbriche è caratterizzata dal lavoro straordinario forzato e da una gestione tirannica: i salari, inclusi gli straordinari, nel 1992 erano nell'ordine di 20 dollari USA mensili. Nel 1992, un'assemblea pubblica degli operai dell'abbigliamento fu brutalmente repressa dalle forze di sicurezza. Secondo il governo, le richieste degli operai costituivano una minaccia per la bilancia dei pagamenti.

Il riciclaggio del denaro per gli aiuti

Mentre molte organizzazioni di aiuti e non governative si impegnarono in significativi progetti radicali, diversi "schemi di alleviamento della povertà", piuttosto che aiutare i poveri, costituivano una non trascurabile fonte di reddito per professionisti e burocrati delle città. Attraverso le varie agenzie di rappresentanza con sede a Dhaka, le élites locali divennero i broker e gli intermediari per lo sviluppo, che agivano per conto della comunità internazionale dei donatori. I fondi destinati ai poveri nelle campagne contribuirono spesso ad arricchire gli ufficiali dell'esercito e i burocrati. Questo "denaro per gli aiuti" veniva poi riciclato in investimenti commerciali e immobiliari, fra cui uffici e appartamenti di lusso, ecc.

Le dimensioni sociali dell'aggiustamento

Con una popolazione di oltre 130 milioni di persone, il Bangladesh è tra i paesi più poveri del mondo. Il reddito pro capite ammonta a 170 dollari USA su base annua (1992). Le spese sanitarie annuali nel 1992 ammontavano a 1,50 dollari pro capite (di cui 25 centesimi pro capite spesi in medicinali essenziali). Con l'eccezione della pianificazione familiare, le spese sociali erano ritenute eccessive: nel 1992-93, il consorzio per gli aiuti del Bangladesh chiese al governo di attuare un ulteriore giro di tagli basati sull'"efficacia dei costi" nei bilanci del settore sociale.

La denutrizione era caratterizzata anche dalla diffusa carenza di vitamina A (dovuta a una dieta basata quasi esclusivamente sui cereali). Molti adulti e bambini, specialmente nelle campagne, divennero ciechi proprio a causa della mancanza di vitamina A.

Una situazione di fame cronica si estese a diverse regioni del paese. La riunione del consorzio per gli aiuti del Bangladesh, tenutasi a Parigi nel 1992, sollecitò il governo di Khaleda Zia ad accelerare l'attuazione delle riforme come mezzo per "combattere la povertà". Il governo dì Bangladesh fu avvisato (in conformità con le nuove linee del presidente della Banca mondiale Lewis Preston) che il sostegno dei donatori sarebbe stato concesso soltanto a quei paesi che "si sforzano seriamente di ridurre la povertà".

Nel 1991, 140.000 persone morirono nell'inondazione che travolse il paese (molti erano contadini senza terra, spostati nelle aree soggette a inondazioni periodiche). 10 milioni di persone (quasi il 10 per cento della popolazione) rimasero senza tettoia. Tuttavia, non si tenne conto in queste statistiche "ufficiali" di coloro che morirono per la carestia conseguente al disastro. Mentre le varie agenzie di soccorso e i donatori sottolineavano il ruolo nocivo dei fattori climatici, la carestia del 1991 si aggravò in seguito alla politica macroeconomica sostenuta dal FMI.

In primo luogo, i tetti agli investimenti pubblici nell'agricoltura e nella prevenzione alle inondazioni, imposti dai donatori sin dagli anni Settanta, portarono alla stagnazione dell'agricoltura. In secondo luogo, la svalutazione eseguita poco dopo l'inondazione del 1991, stimolò l'aumento dì 50 per cento del prezzo al dettaglio del riso nell'anno successivo al disastro. E intanto la carestia si aggravava sempre più, perché una grossa fetta degli aiuti d'emergenza concessi dai donatori era stata sottratta dalle élites urbane privilegiate.

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