La madre del Messico


                                                Sommario 



            di Elisa Mereghetti


            La  chiamano "Lupita", un affettuoso diminutivo per  Guadalupe.  Quando 

            entrano a Citta' del Messico sono oltre diecimila; fedeli e curiosi  le 

            aspettano   nel  piazzale  davanti  alla  Basilica  della  Vergine   di 

            Guadalupe. Le donne arrivano cantando, un serpente multicolore di volti 

            e sorrisi segnati dalla stanchezza. In otto giorni hanno percorso  piu' 

            di  200  chilometri  a  piedi;  alcune  di  loro  arrivano  dalle  zone 

            montagnose  a  nord dello stato di Queretaro: sono  "las  hermas  della 

            Sierra",  le  sorelle  della montagna. Dalla  citta'  di  Queretaro  e' 

            partito  il  corteo piu' numeroso; dal paesino di  Amealco  vengono  in 

            duecento. Dopo 4 giorni di marcia tutte sono confluite nell'ondeggiante 

            massa di cappelli bianchi e stendardi, per percorrere insieme  l'ultimo 

            tratto  fino ad arrivare a vedere la Vergine. Perche' lo fanno?  E'  un 

            voto,  una promessa, un ringraziamento a Guadalupe per un figlio  o  un 

            parente  guarito  da una grave malattia, o per  un  problema  familiare 

            risolto.  Tra di loro ci sono donne che da 8, 10 anni  ripetono  questa 

            esperienza: giovani, anziane, studentesse, "campesinas", giovani  madri 

            con  il bimbo in braccio, tutte mantengono il passo. Un'ambulanza,  con 

            un gruppo di "socorristas" le segue da vicino per tutto il percorso.

            Le  notti  di luglio sono spesso annunciate da  violenti  temporali.  A 

            volte  le  pellegrine  sono  sorprese lungo il  cammino  da  una  forte 

            grandinata: si infilano un poncho di plastica e continuano la marcia. I 

            ripari  dove  trovano  ospitalita' per la notte  sono  chiese,  scuole, 

            stanzoni  freddi e umidi, a volte con grandi pozzanghere al centro.  Ma 

            il gruppo affronta le avversita' con entusiasmo: si stendono le coperte 

            a  terra  e la notte passa presto; alle quattro del mattino,  dopo  una 

            tazza  di  caffe' caldo, si e' gia' in cammino. Il camion  della  Coca-

            Cola,  sponsor  ufficiale  del pellegrinaggio, precede  il  gruppo.  'n 

            sacerdote  intona  gli inni religiosi, e di tanto in  tanto  incita  le 

            pellegrine  a  bere Coca-Cola: contraddizioni di  un  paese  complesso, 

            sintesi  di  culture e tradizioni diverse,  avviato  inesorabilmente  a 

            diventare una nuova colonia americana.

            L'arrivo  delle  pellegrine blocca il traffico di  Citta'  del  Messico 

            nella  zona  attorno  alla Basilica. La  nuova  costruzione,  in  stile 

            moderno,  ha  sostituito  l'antica chiesa barocca  che  sta  lentamente 

            sprofondando  nel  terreno.  Al  cento  della  nuova  basilica,   sopra 

            l'altare,  c'e'  l'"ayate",  la  stoffa  miracolosa  dove  e'  impressa 

            l'immagine  della  Madonna.  Le  pellegrine,  stremate  dalla   fatica, 

            arrivano  alla meta e scoppiano in lacrime. Sfilando per pochi  istanti 

            sotto  l'ayate, trasportate da impietosi tapis roulant che limitano  il 

            tempo  della  loro  devozione, le donne sembrano mosse  da  forze  piu' 

            grandi  di  loro. Al vedere finalmente l'immagine  sacra  ritrovano  il 

            senso della loro promessa: l'incontro diretto con la madre  spirituale. 

            La  Vergine estende su di loro la sua aura miracolosa, il suo  mantello 

            protettivo. Per quei pochi istanti concessi dal tapis roulant, sospinte 

            dalle  masse  che  premono per entrare dietro di  loro,  le  pellegrine 

            piangono.  Il  dolore  e la sofferenza vengono  liberati  dalla  madre. 

            Fuori, nella luce abbagliante del mezzogiorno, le aspetta il ritorno  a 

            casa,  i  camion della Coca-Cola, la vita nel  campo.Il  pellegrinaggio 

            annuale   alla  Basilica  di  Guadalupe  e'  una   delle   innumerevoli 

            manifestazioni  di fede del popolo messicano verso la "Virgen  morena", 

            dalla  pelle scura, simbolo dell'identita' nazionale. La  storia  della 

            Vergine di Guadalupe e' la storia della conquista del popolo  indigeno: 

            laddove sorgeva il culto della dea Tonantzin, madre terra, gli spagnoli 

            collocarono  il  Santuario di Guadalupe; la leggenda  racconta  che  la 

            Vergine apparve nel 1531 proprio ad un umile indio, Juan Diego. Secondo 

            Laura  Sotomayor,  psicoterapeuta  di  Xalapa,  Veracruz,  "il   popolo 

            messicano, a seguito della conquista spagnolo, si e' ritrovato  orfano. 

            Ha perso le sue divinita', il suo governo, e ha bisogno di un sostegno. 

            Non  e' un caso quindi che gli spagnoli abbiano scelto la  collina  del 

            Tepeyac, dove il popolo mexica cultava Tonantzin, dea madre. La Vergine 

            di  Guadalupe  ha  sostituito Tonantzin, venendo  a  rappresentare  una 

            madre,  con  le stesse caratteristiche razziali degli  indigeni  e  con 

            tutte  le qualita' di una madre: protezione, appoggio, disposizione  ad 

            accogliere l'orfano, il povero. Siamo ancora un popolo adolescente,  un 

            po'  infantile, che non e' maturato e che ha bisogno  dell'appoggio  di 

            una  madre.  Anche nel rapporto con la madre vera il  popolo  messicano 

            mostra questa grande importanza della figura materna, una figura forte, 

            che pur stando dietro le quinte, ci appoggia e ci da' la forza".

            Studiare  il  ruolo della Vergine di Guadalupe nella vita  delle  donne 

            messicane ci aiuta a scoprire i modi in cui un'immagine religiosa  puo' 

            mutare significato secondo il contesto storico e socio-politico in  cui 

            viene   a  manifestarsi.  Nel  corso  della  nostra   ricerca   abbiamo 

            intervistato   donne  contadine,  docenti  universitarie,   psicologhe, 

            avvocate,  donne che vivono e lottano per migliori condizioni  di  vita 

            nelle  zone  marginali delle grandi  citta',  guaritrici  tradizionali, 

            giovani leaders, religiose impegnate nel sociale. Per ognuna di loro la 

            Vergine  ha un significato: se per gli uomini messicani la  Vergine  di 

            Guadalupe ha sempre rappresentato l'archetipo della madre, per le donne 

            questa  immagine ha fornito addirittura un modello di  identificazione. 

            Ma  con  il cambiare dei tempi questa identificazione,  da  modello  di 

            sottomissione  e  dedizione  al  ruolo di  madre,  sta  diventando  uno 

            strumento   di   lotta.  Un  simbolo  religioso,  creato   dal   popolo 

            conquistatore  per  incorporare  e domare  la  cultura  indigena,  puo' 

            trasformarsi in immagine ispiratrice, servire da strumento di  crescita 

            della  consapevolezza,  catalizzatore  di  energie  trasformatrici  del 

            sociale.

            In  questa delicata fase di trasformazione politica, con  la  crescente 

            presa  di  coscienza  delle popolazioni indigene messicane  e  le  loro 

            pressanti rivendicazioni, la figura della Vergine di Guadalupe gioca un 

            ruolo importante per le donne messicane, ed in particolare per le donne 

            indigene,  dando loro la speranza, la forza per cambiare la  condizione 

            di  anonimato a cui sono state relegate per secoli. Le donne  messicane 

            hanno   sempre   vissuto   dietro   le   quinte:   violenza   domestica 

            istituzionalizzata   e  universalmente  accettata  come  "naturale"   e 

            machismo,  hanno fatto si che la voce delle donne  fosse  completamente 

            zittita. La lotta quotidiana per la sopravvivenza ha impegnato tutte le 

            loro energie.

            Nel  viaggio compiuto nello stato di Veracruz abbiamo assistito  ad  un 

            fenomeno  importante:  le donne contadine ora  si  riuniscono,  seguono 

            corsi  di  alfabetizzazione, seminari sui diritti umani,  discutono  di 

            politica. In queste zone fino a pochi anni fa la donna, che non contava 

            niente,  non  andava nemmeno a votare perche' ci andava il  marito  per 

            tutta la famiglia. Il passo quindi e' enorme. Molto del lavoro e' stato 

            portato avanti dall'impegno di religiosi, ispirati dalla teologia della 

            liberazione,  che,  partendo dal catechismo e dalla  riflessione  sulla 

            figura  del  Cristo e della Vergine, riescono  comunque  a  trasmettere 

            contenuti  fortemente innovativi. La componente indigena in Messico  si 

            sta  risvegliando. In questo grande movimento le donne si  preparano  a 

            partecipare attivamente. 

            Questo  scritto  nasce  da  un viaggio effettuato  in  Messico  in  due 

            tappe(dicembre  '93  e luglio '94) guidato  dall'antropologa  americana 

            Judith  Gleason allo scopo di realizzare un documentario  sulla  figura 

            della  Vergine  di  Guadalupe  nella vita  delle  donne  messicane.  il 

            documentario,  dal  titolo  "Fiori  per  Guadalupe",  e'  in  fase   di 

            ultimazione.